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L Amuleto

Neera, 1846-1918

Italian



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Below is a summary of L Amuleto







MILANO, MDCCCXCVII


L'AMULETO


ROMANZO
DI
NEERA


MILANO
L. F. COGLIATI, Editore
1897.



Tip. Editr, L. F. Cogliati
Sezione nel Pio Istituto pei Figli della Provvidenza
Piazza Filangieri, 3.


Diritti di traduzione riservati all'autore




L'AMULETO




Quando morì carico d'anni e d'onori il generale Maurizio di Rocca
Tournion, un piemontese di vecchia razza che aveva fatte le sue prime
armi in Crimea e diventò poi tanto celebre nelle guerre fortunose
della nostra indipendenza, i suoi eredi che erano parenti lontani, si
divisero le suppellettili del suo piccolo appartamento da scapolo. Ad
uno di essi toccò fra le altre cose un astuccio di una forma bizzarra
in cuoio lavorato, evidente provenienza di qualche bazar di Oriente.
L'astuccio era largo poco più di un palmo, chiuso con un cordoncino di
seta stinta ed emanava un profumo misto di essenza di rosa e di
tabacco fino. In un angolo dove gli arabeschi del cuoio avevano
lasciato un breve spazio, erano state impresse a secco due spade
incrociate sormontate da una rosa. Fra il raso della fodera c'era un
manoscritto, un centinaio di foglietti di carta sottile, resistente,
coperti con una di quelle calligrafie nervose non larghe nè alte come
porta oggi la moda, ma spezzate, minute, eppure non prive di una
intima eleganza che noi dobbiamo cercare, per farcene una idea, nelle
lettere delle nostre bisavole. Il testo era in francese. Poche note a
matita traversavano i margini--scritte queste dalla mano pesante del
generale. Del generale era pure un foglio congiunto al manoscritto a
guisa di prefazione e di schiarimento; prova che il defunto ci teneva
e che se avesse pensato a fare testamento, il misterioso manoscritto
avrebbe avuto probabilmente una destinazione diversa che non quella di
cadere sotto gli occhi del pubblico.

Ma ecco senz'altro le parole del generale. "Avevo vent'anni. Sotto le
mura di Sebastopoli la vita andava con un treno d'inferno: guerra,
gioco e vino. Ci si coricava senza sapere se al domani si avrebbe
potuto fare lo stesso, incerti d'ogni ora, d'ogni minuto, avendo la
morte sulla soglia e bivaccando nelle nostre tende con una
spensieratezza fatalistica per cui qualcuno di noi perdeva in una
notte metà della sua sostanza. Nessuno pensava all'avvenire. La punta
delle nostre baionette, la bocca dei nostri cannoni, tutto era lì. Il
mio capitano salutava sempre l'alba con queste parole: Buon giorno,
madama Morte, è oggi che mi prendi?

"Io non ricordo nella mia vita un tempo più pazzo e più eroico di
quello.

"Un giorno, in un periodo di tregua, il pranzo che ci accolse tutti
insieme per festeggiare l'onomastico del nostro colonnello prese,
dalla solennità della circostanza e dal momentaneo riposo, un
carattere di ricevimento mondano che fece penetrare sotto la tenda un
soffio della patria lontana, delle nostre famiglie, delle abitudini
care e signorili della nostra infanzia. C'era un mazzo di fiori sulla
tavola, se non mi sbaglio; ma quello di cui sono sicuro, è che un
sottotenente lesse dei versi. Avendo perduto la sera prima fino al mio
ultimo soldo mi trovavo nella migliore disposizione per fare dei
brindisi e non a parole soltanto.

"Col crescere dell'allegria i discorsi si portarono sulle donne. Io,
avendo già molto brindato alla salute del colonnello, mi trovavo
sprovvisto di argomenti sentimentali e inforcai lì per lì un tema
sulla inferiorità della donna sostenendo che non sa amare se non in un
modo meschino, gretto e privo di poesia. Lanciai anche con molta
energia e discreta fortuna alcuni aforismi di questo genere: L'amore
della donna è come la spuma dello sciampagna, se non si beve subito
ricade sul piede del calice. La donna non ama che per vanità, per
trovare una conferma della sua bellezza. La donna ecc. ecc.

"Ero all'apice de' miei trionfi oratori, quando mi accorsi di un
personaggio che non avevo visto prima; me ne accorsi per la profonda
tenacia dello sguardo che teneva fisso su di me, con una espressione

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