La battaglia di Benevento - Storia del secolo XIII
Guerrazzi, Francesco Domenico, 1804-1873
Italian
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Below is a summary of La battaglia di Benevento - Storia del secolo XIII
LA
BATTAGLIA DI BENEVENTO
Storia del secolo XIII
SCRITTA
DA F.-D. GUERRAZZI.
Edizione nuovamente rivista e corretta dall'Autore
....... Io son Manfredi
Nepote di Gostanza imperatrice
DANTE
FIRENZE
FELICE LE MONNIER
1852
L'Editore intende valersi dei diritti accordati dalle Leggi
sulla Proprietà letteraria.
Non avrei tanto tardato a dar luogo nella _Biblioteca nazionale_ a
questa opera di F.-D. Guerrazzi, s'egli avesse avuto prima d'oggi
facoltà di cedermene il diritto. L'indugio però fu largamente
compensato dalle cure poste ora dall'Autore intorno a questa Opera
della sua giovinezza, che nell'angustie del carcere (com'egli stesso
dicevami) _rilesse con inesprimibile amore, volgendo omai il
trentanovesimo mese della sua prigionia_.
F. LE MONNIER.
_Giugno_ 1852.
AL BENEVOLO LETTORE.
Quando Omobuono Martini milanese riprodusse co' suoi tipi la
_Battaglia di Benevento_, a me piacque preporle un _Discorso_ intorno
alle ragioni della Letteratura moderna in Italia, e il Libro e il
Discorso dedicai alla egregia donna Signora Angelica Bartolomei nata
Palli. Comparendo adesso questa opera nuovamente alla luce per le
stampe di Felice Le Monnier senza Discorso e senza Dedica, parmi cosa
dicevole manifestarne la causa, onde uom non creda, che per
sopraggiunto pentimento io gli abbia voluti omettere. Per certo, come
la fama della illustre donna per la mia Dedica non aumentò, così
nemmeno, per sopprimerla ch'io mi facessi, punto diminuirebbe:
tuttavolta, tôrre quello che una volta si diè, e sia pure povera
cosa, non sembra onesto; ed a me poi recherebbe gravezza grandissima,
ove altri pensasse alterata verso Lei la mente, che un dì mi
persuase a renderle, giusta le forze mie, quel tributo di onore. Anzi,
poichè per questa guisa mi viene schiusa la via di favellare delle
Dediche preposte alle altre opere mie, mi par bene valermi del destro
per tenere proposito di tutte con brevissime parole.
A Niccolò Puccini io dedicava la _Veronica Cybo_ in pegno di antica
amicizia, ed ebbi sempre in pensiero intitolare al suo nome opera di
maggiore momento, ch'Egli lo meritava pur troppo; ma mi mancò il
tempo, e forse me ne sarebbe mancato anche lo ingegno. Di questo mio
difetto mi consola ampiamente conoscere come Egli abbia saputo, troppo
meglio che non saprebbero fare opere d'inchiostro, raccomandare la
propria fama ai posteri, dando, se non unico, radissimo esempio del
modo col quale hassi ad amare il Popolo di vero amore: avvegnadiochè
di due cose abbisogni principalmente il Popolo, di esempii buoni, e
d'insegnamento, che di parole ormai che cosa farsi non sa, tante ne
furono sprecate, quasi tutte invano; talune poi, peggio che invano. Di
questa verità udii sovente porgere testimonianza allo stesso
Puccini, il quale con quel suo vispo linguaggio soleva dire, che i
fatti erano maschi, e le parole femmine. Intitolando a lui il mio
Libro, io volli pertanto rendere omaggio al savio cultore della
carità verso il prossimo, ed allo amatore della Patria zelantissimo;
onde fra le amarezze, di cui non è penuria nel turpe carcere, acerba
mi percosse quella di non potere, come avrei voluto, dettare del morto
amico sincerissima qual Ei non temeva, e quale a me non sarebbe
riuscito concepire diversa, la Orazione funeraria. Ma poichè farlo
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