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Nana a Milano

Arrighi, Cletto, 1830-1906

Italian



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Below is a summary of Nana a Milano



We thank the "Biblioteca Sormani" di Milano that has provided the images.






NANA A MILANO

PER

CLETTO ARRIGHI

______

EDIZIONE PRIMA
____


MILANO
1880





ENTRATURA


Gli svegliarini critici dei nostri giorni sono tanto scorbellati, che
se l'autore d'un libro non ha la precauzione di spiegarsi un poco, su
cio che ha inteso di dire e di fare, va a rischio di sentirsene a dir
delle belle.

Per prima questione s'affaccia quella della scuola o del genere. Che
ormai le panzane romantiche "fra il didascalico e il rompiscatole" a
situazioni in sospeso, a caratteri tirati a pomice, e a personaggi
tirati pe' capegli siano andate giu di moda e non piacciano piu
neppure ai ragazzi non ci sara forse a negarlo altro barbassoro,
fuorche un professore famoso per un certo suo _grido_.

Dunque, se voi signori, che state per leggere siete di quelli che nei
racconti dei fatti contemporanei amano i _babau_ della sospensione
romantica e si compiacciono di non tirare il fiato se non dopo
d'essersi bene assicurati che il fratello del figlio, del nipote,
della cognata, del protagonista e appunto il padre dello zio, del
genero del cugino, dell'eroina, e vogliono che l'intreccio incominci,
si complichi e si sciolga col finale trionfo di tutte quante le virtu
e col suo bravo castigo di tutte quante le colpe, se voi, dico, avete
di queste fisime felice notte.

Oggidi, mi duole il dirlo, tutto va a rovescio di quella conclusione,
giacche le virtu che trionfano e le colpe che si castigano sono cose
lasciate tutte all'altro mondo.

Dunque _realismo_!

E realismo vuol dire verita, vuol dire ricerca di cio che veramente
succede, sia pur doloroso e brutto; vivisezione, fisiologia
palpitante, studia della vita quale essa si mostra, senza rispetti
umani e senza reticenze.

Chi scrive _Nana a Milano_ ormai non ammette in arte che il realismo;
giacche egli segue il suo tempo e nelle cose dell'oggi vede appunto la
inesorabile verita, che fattasi iconoclasta, abbatte dovunque le
imagini della finzione romantica: il cattolicismo e distrutto dal
libero pensiero, la bibbia e annientata dalla scienza, la filosofia e
sconfitta del positivismo, la pittura dalla fotografia, la scultura
dalla galvanoplastica, la musica dall'aritmetica. Vedete persino sul
palcoscenico le illusioni che bastavano ai nonni come cedono il posto
ai simulacri della realta: ai gabinetti e ai salotti dipinti a
prospettive ed a scorci si sostituirono dei gabinetti e dei salotti
reali, per mezzo delle scene parapettate; alle cascate d'acqua fatte,
una volta, di tela d'argento girante sul rotolo, si sostituisce
l'acqua vera, cadente dall'alto e spruzzante le gambe delle
ballerine... che magari non sono _reali_ del tutto!

Se non che e noto che ci sono due modi molto diversi di fare del
realismo: c'e il realismo decente e c'e l'indecente. C'e il realismo
decente nella forma, indecente nella sostanza, e c'e il realismo
decente tanto nell'una che nell'altra. Tutta quanta la morale
femminile della nostra societa frolla e senza convinzioni molto fisse,
risiede ormai nella decenza. In questa parola sta appunto anche
l'avvenire della nuova scuola naturalista, tanto osteggiata da chi non
l'ha ancora capita, e tanto compromessa da chi nella forma non ha
saputo trovare il giusto mezzo fra la verita nuda e cruda e la
desiderata decenza.

Le trivialita, le bassezze, le turpitudini, le laidezze e le miserie
umane--le quali in passato furono lasciate indietro da tutti i
romantici, come cose da non svelarsi--devono essere portate in
pubblico, chiarite, discusse, sviscerate una buona volta, perche
servano di leva al rimedio di ammaestramento, agli ingenui, di castigo
e di flagello ai viziosi.

Tutto sta dunque a saperle svelare con decenza.

Emilio Zola, che e pur sempre decente _nella forma_, ci presento in

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